Andare dall’armadio e fare il cambio di stagione è sempre causa di attacchi di allergia degni di questo nome, ma mi dà anche da pensare.
Quante cose teniamo, anche se non le mettiamo, perchè rappresentano qualcosa che vorremmo, qualcosa che vorremmo essere e che magari un giorno avremo il coraggio o l’occasione di indossare?
Ritrovo sempre cimeli che avrei dovuto mettere via già anni prima, ma che decido ancora una volta di tenere perchè “non si sa mai”, magari ingrasso, magari dimagrisco, magari mi sembrerà meno brutto, magari diventerò il tipo di persona che metterebbe quel coso…bho.

E fra un capo e l’altro mi rendo conto di tante cose:
che possiedo un paio di pantaloni della tuta, quelli da sportivi delle vecchie tute della Adidas, li ho da quando andavo alle scuole medie, la cosa assurda è che mi stanno ancora, e che li ho tenuti tutti questi anni pensando che, chissà, magari sarei tornata ad essere un tipo sportivo (questa volta li ho messi via davvero);
che forse tre abiti lunghi da sera sono un tantino sprecati nella mia vita, poverini, ma ogni volta che li guardo mi fanno sentire bene;
che ci sono vestiti che ami e che ti fanno sognare, che magari hai messo una volta sola, ma a cui vuoi regalare un’altra giornata meravigliosa;
che hai vestiti normalissimi, ma che ti raccontano una storia: il giorno che vi siete conosciuti, che hai fatto un viaggio, che hai dato l’ultimo esame, che hai deciso di dare una svolta alla tua vita, il giorno di quel bacio, il giorno che hai letto un libro che ti è rimasto dentro.

E poi ci sono una marea di cianfrusaglie dimenticate:
la cintura di Karatè, perchè in un’altra vita avevi ottenuto la cintura verde;
una giacca di finta pelle, lunga fino ai piedi, perchè non sia mai che devi girare Matrix e possa servirti;
i pantaloni di Donna Avventura, comprati di due/tre taglie più grandi della tua perchè erano gli ultimi, ma dovevi averli perchè ti facevano sognare e pensare che, con quei pantaloni, per forza avresti dovuto vivere avventure e vedere il mondo, certo diventi un po’ triste a vedere che non ti sono mai andati nè forse ti andranno mai, ma ti rendi conto che hai comunque vissuto delle avventure, forse piccole, forse diverse da come immaginavi e senza viaggi eclatanti, ma hai affrontato le avventure quotidiane della vita e sei felice lo stesso. Li riponi di nuovo nell’armadio, perchè non puoi dare via qualcosa che ti dà così tanto;
la collezione di felpe delle Università, che ne conta appena 3 o 4, alcune vecchie e smesse dai fratelli, altre regalate. Perchè andare all’università è sempre stato un sogno, un desiderio aspettato per anni resistendo agli anni bui del liceo per qualcosa di più grande, sognando Harvard e i college americani, bramando montagne di libri da leggere e studiare, un mondo in cui sarebbe stato il merito a farti andare avanti e non il tuo cognome;
la maglietta con i due orsi, che rappresentano mamma e papà, che non hai mai messo per non rovinarla e che si conserva di anno in anno, facendoti sempre sorridere.
Fare l’armadio è un percorso introspettivo, altro che banalizzarlo a cambio di stagione!